Sicilia, Sardegna, Calabria Orientale: Sotto il fango di Harry e l’indifferenza del Paese

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Sicilia, Sardegna, Calabria Orientale: Sotto il fango di Harry e l’indifferenza del Paese

Il passaggio del ciclone Harry sulla Sicilia orientale non ha lasciato dietro di sé solo detriti, strade sventrate e case invase dal fango. Ha lasciato, per l’ennesima volta, il sapore amaro di un’Italia spaccata a metà, dove la solidarietà sembra fermarsi poco prima dello Stretto. Mentre le coste siciliane contano i danni di una furia naturale senza precedenti, il resto del Paese sembra osservare da lontano, tra la distrazione delle istituzioni e il veleno dei social.

Il silenzio che fa più rumore del vento

Non si tratta di “piangersi addosso”. La Sicilia è una terra abituata a rimboccarsi le maniche, a spalare fango in silenzio, a ricostruire con le proprie mani. Ma la noncuranza del Governo è un dato di fatto che non può essere ignorato. Quando un’emergenza colpisce il cuore produttivo del Nord, la mobilitazione è totale e immediata. Quando accade al Sud, la burocrazia diventa un labirinto e i fondi sembrano svanire nelle nebbie della politica. Essere cittadini italiani dovrebbe garantire gli stessi diritti di protezione e soccorso, indipendentemente dalla latitudine.

L’ odio social

L’aspetto più doloroso, però, viaggia sulla rete. È incredibile leggere commenti che trasudano cattiveria, come se i siciliani appartenessero a un altro Stato o, peggio, meritassero il disastro a causa di pregiudizi logori.

“È colpa dell’abusivismo.”

“Sanno solo chiedere soldi.”

“Al Nord avrebbero già pulito tutto.”

Queste frasi sono lo specchio di un’Italia che non si riconosce come comunità. Mia nonna diceva sempre che “la mamma dell’ignoranza è sempre gravida”, e mai come oggi queste parole risuonano vere. L’odio gratuito di chi scrive cattiverie protetto da uno schermo è la prova di un divario culturale che è molto più profondo di quello economico.

Oltre il divario: un grido di dignità

Non chiediamo pietà, chiediamo rispetto. Chiediamo che una catastrofe naturale venga trattata come tale, non come un’occasione per alimentare odiose discriminazioni territoriali. Sentirsi soli e abbandonati in casa propria è una sensazione che nessun cittadino dovrebbe provare. La Sicilia si rialzerà, come ha sempre fatto, ma non dimenticherà chi, nel momento del bisogno, ha scelto di girarsi dall’altra parte o di lanciare fango sopra il fango.

A voi, “leoni” da tastiera

Infine, un pensiero va a voi. A voi che, al sicuro sui vostri divani, digitate sentenze di odio mentre qui si contano le macerie. Sappiate che la vostra cattiveria non ci offende, ma ci qualifica: definisce perfettamente il vuoto culturale e umano in cui vivete.

Mentre voi cercate un colpevole da schernire per sentirvi superiori, noi stiamo scoprendo, ancora una volta, la forza della nostra resilienza. Ogni vostro insulto è un mattone in più per il muro che divide questo Paese, un muro che noi non abbiamo mai voluto ma che voi alimentate con l’arma più vile: l’indifferenza mascherata da critica.

Continuate pure a scrivere che “siamo un altro Stato”. Se essere italiani significa avere il vostro cuore di pietra, allora forse avete ragione: preferiamo restare siciliani. Perché noi, a differenza vostra, sappiamo cosa significa sporcarsi le mani per aiutare un fratello, senza guardare la carta d’identità. Restate pure nel vostro acquario d’odio, noi siamo troppo impegnati a ricostruire il futuro per darvi ancora udienza.

Ma  parlando allo STATO…

“Un ringraziamento va ai politici che si ricordano di noi solo a ridosso delle elezioni e che sfilano davanti alle telecamere dimenticando che esiste una giustizia divina. Nel 2002, nel momento più difficile per la zona etnea, quando il terremoto distrusse scuole ed edifici, ci fu persino chi ebbe il coraggio di inneggiare alla distruzione.

QUESTI SONO I NOSTRI POLITICI!”